Non si può parlare di spesa sanitaria pubblica citando genericamente la spending review senza riflettere su alcuni dati oggettivi. La spesa sanitaria del nostro paese è inferiore del 15% della media dell’Europa a 15 e l’aumento registrato dal 2000 al 2009 nel rapporto spesa-PIL ha visto l’Italia passare dal 5,8% al 7,4% contro una media europea che è passata dal 6,6% all’8,3%.
Nonostante ciò, gli ultimi provvedimenti del Governo ridurranno di 17 miliardi il finanziamento per il servizio sanitario nazionale. Per la nostra Regione questo significa 1 miliardo e 400 milioni in meno per il prossimo triennio. Una realtà che ci costringe ad utilizzare le risorse in maniera ancora più efficiente, per evitare di ridimensionare i servizi.
La popolazione dell’Emilia-Romagna, che presenta il tasso di invecchiamento più alto del paese ed un aumento della cronicità, esprime bisogni assistenziali sempre più complessi, oltre ad una elevata fragilità sociale. Per questo, se non vogliamo perdere la qualità che contraddistingue il sistema sanitario emiliano-romagnolo, dobbiamo rifuggire dalle scorciatoie dei tagli lineari, tenendo fermi alcuni principi chiave.

















